CHE COSA SIGNIFICA
MANGIARE BENE?

Ci sono persone che aprono un’azienda perché vedono un mercato. E poi ci sono persone che cambiano completamente modo di vivere perché, a un certo punto della loro vita, iniziano a farsi domande diverse.

La storia del pastificio Minardo nasce così.

Non da un business plan. Ma da una ricerca. Una ricerca sul cibo, sulla salute e sul rapporto che esiste tra ciò che mangiamo oggi e il modo in cui vivremo domani. Molto prima che si iniziasse a parlare di alimentazione consapevole, biodiversity o ancient grains, Giorgio Minardo aveva già iniziato a studiare tutto questo.

Per una ragione molto semplice: era curioso di sapere cosa fosse davvero un buon alimento.

Tutto è cominciato
prima della pasta.​

Con una laurea in ingegneria elettronica e un lavoro a Torino, per esigenze personali Giorgio si avvicina al mondo della macrobiotica. Ma non lo intende come una moda.
O come una dieta. Piuttosto, come un modo completamente diverso di osservare e assumere cibo.

È lì che cambia prospettiva: apre un punto macrobiotico (ancora attivo) in Modica e comincia a far capire ai suoi concittadini che gli alimenti non si giudicano soltanto dal sapore. Conta come nascono, conta il terreno in cui crescono le materie prime; conta come queste vengono trasformate; conta ciò che contengono e, above all, cosa non contengono.

Siamo sul finire degli anni ’90 del secolo scorso e per Giorgio il cibo smette di essere semplicemente qualcosa da consumare. Diventa uno strumento di benessere. Uno strumento culturale. E perfino un gesto politico. Perché scegliere un alimento significa scegliere anche il modello agricolo che vogliamo sostenere.

Il problema
non era
la pasta

Era il grano.

Quando tutti parlano della pasta come prodotto finale, Giorgio inizia a farsi una domanda diversa.

Da quale grano nasce? La risposta, spesso, non gli piaceva. Varietà selezionate quasi esclusivamente per produrre di più. Agricoltura sempre più dipendente dalla chimica. Campi sempre più uniformi. Grani sempre più lontani da quelli che avevano accompagnato la storia della Sicilia per secoli. Scopre, studiando e informandosi, che una delle variety of wheat most used to make pasta, from 1975, had been modified with gamma rays. Così inizia a cercare altro. Letteralmente: andando a incontrare agricoltori, coltivatori e contadini, in giro per gli Iblei e la Sicilia. E non per semplice spinta nostalgica, votata al passato, ma per la volontà di costruire un futuro alimentare diverso: più equo, più salutare, più sostenibile. Inizia un percorso di ricerca e collaborazione con la Stazione Sperimentale per la Granicoltura di Caltagirone, dedicandosi alla moltiplicazione e alla coltivazione delle locali popolazioni di grani siciliani, quelle precedenti alle trasformazioni genetiche messe in campo dal 1975.

È lì che cambia prospettiva: apre un punto macrobiotico (ancora attivo) in Modica e comincia a far capire ai suoi concittadini che gli alimenti non si giudicano soltanto dal sapore. Conta come nascono, conta il terreno in cui crescono le materie prime; conta come queste vengono trasformate; conta ciò che contengono e, above all, cosa non contengono.

Siamo sul finire degli anni ’90 del secolo scorso e per Giorgio il cibo smette di essere semplicemente qualcosa da consumare. Diventa uno strumento di benessere. Uno strumento culturale. E perfino un gesto politico. Perché scegliere un alimento significa scegliere anche il modello agricolo che vogliamo sostenere.

Quando i grani antichi non erano una moda.

Non è soltanto una ricerca agricola, ma il tentativo di ottenere un cibo sano, come la memoria insegna: riportare nei campi quei grani che per secoli avevano nutrito il popolo siciliano e la biodiversità del suo territorio.

Da quel lavoro nasce un’idea allora considerata quasi utopica: realizzare una pasta prodotta esclusivamente con farine ottenute da “ancient grains” siciliani. La strada, però, era tutt’altro che semplice.

Mancavano i coltivatori disposti a investire su varietà considerate poco produttive e poco convenienti rispetto ai granimoderni”, agricoltori che accettassero la sfida di raccolti meno abbondanti (più lavoro, più rischio), pur di restituire dignità a semi che raccontavano la storia agricola della Sicilia.

E mancavano molini disposti a lavorarle mantenendone la purezza e la separazione; mancavano pastifici disponibili a sperimentare un prodotto nuovo, fuori dagli schemi dell’industria tradizionale. Era necessario ricostruire un’intera filiera, partendo praticamente da zero.

Nasce il pastificio artigianale Minardo

Dopo anni di ricerche, prove e sperimentazioni, con diversi mulini e pastifici, in the 2007 Giorgio Minardo fa una scelta decisiva: aprire a Modica il proprio pastificio artigianale per dare forma concreta alla sua visione e produrre direttamente la propria linea di pasta da “ancient grains” siciliani.

Questi grani hanno la particolarità di avere un very weak gluten, highly digestible, che viene assorbito più facilmente dall’intestino e non crea disturbi alimentari.

Quella scelta, nata prima che il tema della biodiversità diventasse centrale nel dibattito sull’agricoltura e sull’alimentazione, ha contribuito ad aprire una nuova strada. Una strada che ha riportato attenzione su un patrimonio genetico e culturale straordinario, fatto di sapori locali e saperi contadini e un diverso modo di intendere il rapporto tra uomo, cibo e ambiente.

La storia di Giorgio Minardo è la storia di una scommessa controcorrente: credere in ciò che sembrava superato e dimostrare che il futuro, a volte, può nascere proprio dal recupero delle proprie radici.

«La biodiversità non è un lusso.
È la migliore assicurazione che possiamo lasciare al futuro»

Per noi "antico"
non significa vecchio

È una parola che spesso viene fraintesa. Il termine ancient grains, ormai comune, nasce per esigenze mediatiche.

In realtà, sono grani locali, autoctoni, autentici e propri di un territorio: sementi che non sono state modificate per aumentare la resa, come successo dal 1975. Riscoprirli significa difendere la biodiversità di un territorio; valorizzare le varietà capaci di mantenere un legame profondo con il territorio da cui provengono.

Ogni grano possiede caratteristiche proprie. Quelli autoctoni di Sicilia sono più resistenti alla siccità e alle malattie ed essendo di taglia alta (anche 180 cm), soffocano da soli le infestanti e non necessitano di interventi e prodotti chimici.

Per questo non ci interessa standardizzare tutto. La natura non è standard. E noi non vogliamo che lo diventi.

Biologico non è
una strategia commerciale.

Molti iniziano chiedendosi come ottenere una certificazione. Noi abbiamo fatto il percorso contrario. Abbiamo deciso prima come volevamo coltivare.

La certificazione è arrivata dopo, in the 2018. Per noi il biologico significa lavorare senza cercare scorciatoie.

Accettare che la natura abbia i suoi tempi. Rispettare il terreno e fare le giuste rotazioni. Proteggere gli insetti utili. Difendere la fertilità dei campi. Produrre meno, if necessary. Perché un terreno impoverito produce alimenti impoveriti. E noi non vogliamo questo.

La storia di Giorgio Minardo è la storia di una scommessa controcorrente: credere in ciò che sembrava superato e dimostrare che il futuro, a volte, può nascere proprio dal recupero delle proprie radici.

La salute
viene prima
del prodotto

Questa frase, negli anni, è diventata la bussola di ogni decisione, dentro l’azienda agricola Minardo. Prima del fatturato. Prima delle mode. Prima delle richieste del mercato.

Se un prodotto non convince Giorgio Minardo dal punto di vista nutrizionale, semplicemente non entra in filiera. È una regola che vale per la pasta. Ma vale anche per tutto il resto, a cominciare dal grano e dal metodo di coltivazione che deve seguire rigidi disciplinare di produzione, condivisi con i coltivatori.

Oggi migliaia di persone scelgono Minardo non soltanto perché cercano una buona pasta. Ci scelgono perché sanno che dietro ogni prodotto c’è qualcuno che, da oltre vent’anni, continua a farsi la stessa domanda:


Fa davvero bene alle persone?”

Manifesto
dei valori dell'Azienda Agricola Minardo

Noi crediamo:

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